domenica 27 novembre 2016

Film - Elle (2016) di Paul Verhoeven



Michèle (Isabelle Huppert), donna forte e in carriera, viene aggredita e stuprata in casa sua. Rinuncia però a denunciare l’accaduto alla polizia e intraprende invece un’indagine personale che la porta a rielaborare e riscoprire le proprie pulsioni in bilico fra desiderio e violenza.
Paul Verhoeven a 78 anni torna a miscelare quella sessualità e quella violenza che già si erano viste nei suoi precedenti lavori, Basic Instinct in primis. Il personaggio interpretato magistralmente da Isabelle Huppert ci appare subito come la vittima: stesa a terra, violentata e con i vestiti strappati, Michèle è l’incarnazione della violenza sul corpo femminile.
Succede però che Michèle è una donna divorziata, dispotica sul lavoro; ha una giocosa relazione con il marito della sua migliore amica, e nel frattempo flirta anche con il vicino di casa. Ha un rapporto turbolento con il figlio che sta per avere un bambino e un pessimo rapporto con la madre che si sta per risposare, e soprattutto è figlia di un uomo che 40 anni prima ha ucciso 27 bambini in un atto di follia.
Michèle non può più essere vista come la vittima: è un personaggio ambiguo, le cui ragioni e perversioni sfuggono a una logica lineare. Michèle è una donna spinta dalla lussuria. Una lussuria che la porta ad accettare uno stupro subito e soprattutto che la spinge a mantenere un comportamento fatto di eccessi, nel lavoro e nel privato.
Elle dimostra di essere il nuovo tentativo (riuscito) di Verhoeven di rappresentare l’inscindibilità  tra violenza e sessualità, staccandosi dai discorsi freudiani e abbracciando una sottile ironia che permette al film di scardinare le convenzioni dei generi cinematografici (e sessuali) e sconvolgere le aspettative del pubblico.

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