mercoledì 15 febbraio 2017

Film - Demolition - Amare e vivere (2015) di Jean-Marc Vallée



L’investitore di successo Davis Mitchell (Jake Gyllenhaal) perde la moglie in un incidente stradale. In ospedale, incapace di elaborare la notizia, prende una merendina che rimane incastrata nel distributore. A causa di quest’intoppo, Davis inizia a scrivere una serie di lettere di reclamo dirette alla ditta proprietaria del distributore. Karen (Naomi Watts), l’impiegata addetta alla customer care, rimanendo colpita dalla profondità delle lettere, contatterà Davis e, assieme al figlio Chris, ridarà una ragione di vita all’uomo.
L’elaborazione del lutto come rielaborazione emotiva dei significati, dei vissuti e dei processi sociali legati alla perdita della persona con la quale si era sviluppato un legame continua a essere un archetipo principe per qualsiasi regista voglia cimentarsi nella rappresentazione di un dramma.
Demolition – Amare e vivere vuole essere esattamente questo: la vicenda di un cinico uomo che si scopre incapace di provare dolore o sentimento alcuno per la perdita, ma che comunque sprofonda in una forma autodistruttiva di depressione. Jake Gyllenhaal è il lui di una coppia tutt’altro che perfetta, protagonista di un viaggio di riabilitazione confezionatogli su misura dal regista.
È una pellicola che paga la sua frenetica voglia di suscitare emozione, di spingere il pubblico alla lacrima. Creando un personaggio cinico, insolente e insensibile al dolore, però, Vallée ottiene fallisce nell’ottenere quell’empatia necessari da parte del pubblico e il tracciato scritto per il suo protagonista si rivela essere un percorso troppo didascalico.
Se vuoi risalire devi prima toccare il fondo e  se vuoi conoscere veramente come sono fatte le cose devi prima smontarle pezzo per pezzo: pare questo il messaggio che il regista voglia far passare; una demolizione fisica necessaria per la ricostruzione fisica degli ambienti e psico-fisica del protagonista che deve riscoprire il bello della vita. Già visto troppe volte.
Demolition è, insomma, un sincero inno alla vita, un grido alla speranza e alla felicità, uno slogan sicuramente positivo, lanciatoci però dal Gyllenhaal più antipatico degli ultimi anni.

Nessun commento:

Posta un commento