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lunedì 6 marzo 2017

Film - Le spie della porta accanto (2016) di Greg Mottola



Jeff (Zach Galifianakis) e Karen (Isla Fisher) vivono in un quartiere residenziale di Atlanta. Lui è manager delle risorse umane, lei decoratrice di interni. La loro tranquilla vita di coppia viene sconvolta con l’arrivo dei vicini, i Jones (Jon Hamm e Gal Gadot). La coppia, troppo bella e cool per essere vera, genera subito qualche sospetto in Karen. I Jones, infatti sono spie governative con licenza di uccidere e trascineranno Jeff e Karen in una pericolosissima missione.
Le spie della porta accanto, diretto da Greg Mottola, purtroppo risulta un film sbagliato fin dalla traduzione italiana del titolo. La prima mezz’ora del film, infatti, è impostata sulla scoperta dell’identità dei Jones, identità inutilmente suggerita dal titolo (il titolo originale era un più ambiguo Keeping Up with Joneses). I film, dunque risulta essere scontatissimo e prevedibile fin dalle prime scene iniziali in cui l’esistenza di Jeff e Karen fatta di una bella casa, un posto di lavoro solido viene, per l’ennesima volta, venduta al pubblico come noiosa e sbagliata. La commedia di Greg Mottola è l’ennesima commedia di una Hollywood che non riesce, a differenza di altri generi, a sfornare con costanza prodotti di qualità accettabile.
Le spie della porta accanto è un preconfezionato standard di battute e cliché classici. Una preoccupante assenza di innovazione che si aggrappa  al cast di nomi altisonanti, non riuscendo a oltrepassare un livello base; troppo poco per qualsiasi pubblico. La pellicola arriva fuori tempo massimo scopiazzando qua e là Mr. & Mrs. Smith, ma si dimentica di amalgamare la commedia e l’azione lasciando prevalere la noia.
Dispiace vedere il regista Greg Mottola associato a questa pellicola. Dopo averci abituato a pellicole come Adventureland e Suxbad – Tre menti sopra il pelo, rivisitazione moderna di cinema del passato, Mottola pare aver perso quell’energia che era ben visibile nei suoi film. In Le spie della porta accanto, l’unico tocco che porta la sua firma è il voler evitare platealmente (per fortuna) la commedia pecoreccia e sporca molto in voga in una Hollywood senza idee. Ma è troppo poco: è un accontentarsi del minimo sforzo, un lasciarsi trascinare dalla forza degli attori, unica nota positiva di questo film destinato all’oblio.

lunedì 7 novembre 2016

Film - Adventureland (2009) di Greg Mottola



Estate 1987. A causa dei problemi economici della sua famiglia, James Brennan (Jesse Eisenberg), studente appena diplomatosi, deve rinunciare alla sua vacanza premio in Europa e al college e si vede costretto ad accettare un lavoro temporaneo presso il parco giochi di Adventureland. La conoscenza di Emily (Kristen Stewart), sua collega, e di altri coetanei accompagnerà James nell’ingresso della vita adulta.
Greg Mottola dimostra che gli anni Ottanta non sono solo state le luci al neon delle discoteche, gli spot Apple e Nike, la Coca Cola e la voglia di ballare. Lo sgangherato parco giochi di Adventureland e il nugolo di personaggi che vi orbitano attorno sono il simbolo di una generazione di ragazzi, quella dell’età reaganiana, inevitabilmente destinata al fallimento. Mottola entra dentro quell’America mai troppo raccontata, lontana dai luccichii delle metropoli e avvinghiata alla provincia e alla sua gente.
Ne esce fuori un film agrodolce, una storia di crescita e formazione, dove la fine dell’adolescenza e della leggerezza, e l’inizio della responsabilità e del suo peso sono temi toccati, approfonditi e spogliati di tutta la loro possibile retorica. Adventureland si differenzia così dalle solite commedie giovanili per il rifiuto netto di superficialità e bidimensionalità. Mottola fugge dalla comedy simil-demenziale in stile American Pie e si avvicina alla maturità del Linklater di Tutti vogliono qualcosa e La vita è un sogno e lo fa al ritmo, vellutato, delle note di Lou Reed, dei Velvet Underground e di David Bowie.