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sabato 16 settembre 2017

Libro - Vinca il peggiore. La più bella partita di basket della mia vita di Enrico Franceschini



Il racconto di Davide che sconfigge Golia contenuto nel primo libro di Samuele è uno dei passaggi biblici più trasposti e metaforizzati nella cultura pop dell’ultimo mezzo secolo. Trasformata in favola, film e fumetto, la storia del giovane pastore Davide che sconfigge il gigante guerriero Golia salvando l’esercito di Saul contiene tutti quegli elementi e quei valori che lo sport, a qualsiasi livello, cerca di trasmettere. E più volte le gesta di atleti divenuti poi leggendari hanno saputo essere più appassionanti e più emozionanti di una sceneggiatura studiata a tavolino da professionisti di Hollywood. La Nazionale di Bearzot del 1982 che batte il Brasile di Socrates; l’Italia del basket che all’Olimpiade di Atene del 2004 strapazza la Lituania dei giganti conquistando finale e medaglia (sarà un bellissimo argento); Roberta Vinci che agli US Open sconfigge in rimonta la padrona di casa e favoritissima Serena Williams, lanciata verso il grande Slam, e si regala una finale storica con l’amica Flavia Pennetta. Potremmo continuare per ore in un elenco infinito, soprattutto perché ogni nazione ha i suoi eroi, le sue storie da raccontare.
Enrico Franceschini, giornalista e scrittore, da molti anni corrispondente estero per le maggiori testate italiane, con Vinca il peggiore. La più bella partita di basket della mia vita, ha scelto una storia sconosciuta ai più (lo era anche per chi sta scrivendo) per raccontare la bellezza e la magia di un Davide che sconfigge Golia.
New York, 1985. In un primo d’aprile che promette neve, un ragazzotto arrivato dall’Italia in cerca di fortuna entra in un bar per vedere la finale del campionato universitario di basket. A separare il titolo dalla favoritissima Georgetown University c’è un gruppo di studenti della Villanova University, un piccolo college cattolico della Pennsylvania. Da una parte ci sono i migliori giovani del Paese, destinati a trasformare il basket in una professione, dall’altra un gruppo di ragazzi allenati da un italo-americano, tale Rollie Massimino, artefice della crescita sportiva e umana dei suoi giocatori.
Franceschini è una voce del basket che si è formata nell’epoca di Aldo Giordani, l’uomo che negli anni Settanta cercò di rompere l’egemonia del calcio in Italia, portando alla Domenica Sportiva una rubrica sul basket. Flavio Tranquillo e Federico Buffa, tanto per fare due nomi, hanno iniziato a muoversi sotto la sua ala. Questo per dire che, come Tranquillo e Buffa, Franceschini non solo ne capisce, ma è anche e soprattutto narratore capace di emozionare anche il lettore che col basket non ha nulla da spartire. Scegliendo di raccontare una storia americana (già, anche gli americani per qualche volta sono stati Davide e non Golia; la finale di hockey maschile delle olimpiadi invernali del 1980 ne è un esempio), il giornalista trasporta lo scrittore in uno scenario conosciuto il più delle volte solo attraverso uno schermo. Vinca il peggiore è un viaggio nel tempo e nello spazio. E fanno bene all’animo storie di questo tipo, perché sono la benzina che alimenta milioni di sportivi la cui medaglia d’oro può essere una maratona corsa sotto le quattro ore (quattro ore!) o la vittoria di una campionato di terza categoria. Sono storie che scaldano l’esistenza di chi vuole divertirsi per evadere e per dimenticare che il lunedì mattina bisognerà comunque timbrare il cartellino.