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mercoledì 1 febbraio 2017

Film - La La Land (2016) di Damien Chazelle



Los Angeles. Mia (Emma Stone) è un’aspirante attrice che lavora come cameriera in un caffè. Sebastian (Ryan Gosling) è un pianista jazz che si mantiene suonando nelle cover band e nei piano bar costretto a svendersi suonando jingle natalizi.
L’inevitabile incontro tra i due porterà l’amore, ma l’ostinazione nel cercare di realizzare i propri sogni metterà in bilico la loro relazione.
Damien Chazelle, regista di questo La La Land, è uno dei nomi di punta della Hollywood degli anni Dieci di questo secolo. Trentaduenne, al terzo lungometraggio, Chazelle torna dopo Whiplash del 2014, a dichiarare tutto il suo amore nei confronti del jazz. La La Land è un musical hollywoodiano classico, in cui musica e danza sono i mezzi che permettono a Chazelle di sviscerare tutto il suo virtuosismo e il suo eclettismo con la macchina da presa. E il musical, ancora una volta, si dimostra essere il genere cinematografico che garantisce libertà e inventiva pressoché assoluta al suo regista. La La Land è un film impeccabile da un punto di vista tecnico; ha fatto e farà scorpacciata di premi.
Chazelle, oltre che abile e sapiente artigiano-artista della telecamera e del montaggio, dimostra di essere anche sopraffino cinefilo, costellando la sua pellicola di evidenti richiami e citazioni: c’è 8 ½ di Fellini, c’è Gioventù bruciata, ci sono Casablanca e Ingrid Bergman, c’è Cantando sotto la pioggia. Insomma, si strizza l’occhio a quella Hollywood che l’odierna Los Angeles pulita e colorata ripresa da Chazelle vorrebbe richiamare; un’epoca cinematografica classica, basata su una solida industria e su un forte star system.
Questo eccesso di nostalgia, però, finisce con ridurre la sceneggiatura a una semplice struttura boy meets girl, struttura che nel 2017 risulta stereotipata, ovviamente già vista e persino noiosa. Se La La Land vuole gridare al pubblico americano e mondiale che il musical è ancora vivo e lotta insieme a noi, dall’altro lato non riesce a sviluppare o a trovare altre vie a forme narrative già esistenti quasi 90 anni fa.
Il dominio alla cerimonia dei Golden Globes e il probabile bis agli Oscar, pongono dei dubbi sui metodi utilizzati per giudicare la stagione cinematografica americana (per non dire mondiale): è possibile che in questi 12 mesi non sia stato realizzato nessun film capace di strappare a La La Land almeno un premio?